LA NUOVA SFIDA DI AVERSANO CINQUE CAPOLAVORI IN UNA SERA

di Luigi Di Fronzo
La Repubblica - 1 ottobre 2010

Cinque grandi Concerti per pianoforte e orchestra, uno in fila all' altro. Una maratona di suoni da Guinness dei Primati grandiosa, massacrante e non priva di rischi per il pianista campano Emilio Aversano, che stasera al Dal Verme sfida se stesso con tenacia, accompagnato dalla Filarmonica di Bacau diretta da Ovidiu Balan. È raro ascoltare in una sola sera cinque capolavori, dal luminoso Concerto K488 di Mozart al romantico Concerto in la minore di Schumann e al trascinante Concerto n.1 di Ciaikovskij, sino al pirotecnico Concerto n.2 di Liszt e all' esuberante Secondo di Rachmaninov. Come le è venuta in mente questa sfida? “Volevo mettermi alla prova e arrivare fino a cinque, dopo che a Torino avevo eseguito tre Concerti di fila e a Milano quattro: prove difficili che il pubblico aveva molto apprezzato. In fondo però c' è anche una ragione filosofica. Oggi viviamo fra computer e cellulari, senza ricordarci che la mente dell'uomo ha infinite potenzialità e non verrà mai superata dalla macchina. Basta avere volontà e predisposizione allo studio”. In che cosa si misura questa gara di abilità: nell' adattamento a stili diversi, nella memoria, nella resistenza fisica? “La flessibilità è molto importante, in fondo le maratone monografiche su un solo autore sono più facili. Invece qui ogni Concerto rimanda ad un'epoca diversa, richiede un suono, una mentalità e un approccio interpretativo differente. Quanto alla memoria, è tutta una questione di allenamento. Gli organizzatori mi hanno chiesto se avevo bisogno di un voltapagine, ma penso di fare tutto senza spartito”. E la forma fisica? “Fondamentale. A me piace alternare le ore di studio con lo sport, naturalmente non bevo e non fumo. Adoro il mare, mi piace nuotare e andare a correre. Insomma sono un teorico del motto latino mens sana in corpore sano”. Perché ha scelto proprio questi autori? “Sono tutti legati a episodi della mia vita, ad affetti sentimentali e familiari. Ad esempio il Concerto di Mozart l’ho portato al diploma, Schumann lo ascoltavo spesso da bambino, mentre per il Secondo di Rachmaninov direi che il film Breve incontro (nel quale questo pezzo è inserito) è stato la colonna sonora della mia adolescenza”. Come ha iniziato a studiare pianoforte? “Da piccolo e quasi per caso. In casa avevo un nonno che suonava ad orecchio, così un giorno mia mamma mi ha portato da una giovane studentessa di pianoforte e mi sono accostato alla tastiera così, quasi per gioco. Poi ho incontrato Ado Ciccolini, il mio ideale di pianista da cui mi sono perfezionato: attento ai dettagli e alle ragioni profonde del testo”. Il suo virtuoso prediletto? “Senza dubbio Alfred Cortot. Un pianista irripetibile”. Continuerà su questa linea delle maratone-concerto? “A me piace esprimermi sulla lunga distanza: un solo pezzo non mi basta, un concerto tira l'altro. Quando la mano prende la giusta posizione si suona meglio. Stanchezza permettendo”.

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