AVERSANO, MUSICISTA-FILOSOFO: L’INQUIETUDINE DEI NOSTRI TEMPI

di Marcello Napoli
Il Mattino di Salerno - 1 ottobre 2014

Emilio Aversano, sui tasti bianchi e neri del pianoforte cerca e trova l’amore per la musica, lo traduce in una filosofia che punta sull’equilibrio tra la classicità e la libertà interpretativa. Domare i mostri sacri, i compositori “impossibili” della storia della musica con sfide spinte all’estremo della concentrazione impegno fisico, è ormai un suo personale brand. Ha cominciato nel maggio 2008 con quella che è stata definita “la maratona del secolo”. Si trattava di quattro concerti da Mozart, a Rachmaninov, da Cajkovskij a Listz. Non contento l’anno dopo si ripete aggiungendo un quinto grande nume tutelare della composizione pianistica mondiale e storica: Schumann. Testimonianza di queste maratone musicali, con orchestra filarmonica, è il cd registrato al Teatro Dal Verme di Milano l’1 ottobre 2010. Lo abbiamo lasciato, ed eravamo in tanti, in estate nella Chiesa di San Giorgio per un concerto organizzato dall’Ept. Ora che si riapre la stagione lirica e concertistica al Verdi, si nota la sua mancanza nel programma 2014-2015, ma lo rivedremo presto. Dal balcone di casa a Tropea Emilio guarda al Mediterraneo e alle prossime sfide. “Ho un programma autunnale molto impegnativo – dice- che s’incastra con le lezioni al Conservatorio di Vibo Valentia dove insegno dal 1997”. Prima della sfida musicale, culturale e filosofica del 30 ottobre a Ravello, all’Auditorium Niemeyer, Aversano sarà presente il 7 ottobre in Bulgaria con un programma dedicato a Mozart. Poi in Romania, Germania il 19 a Lipsia; il 20 a Berlino nella prestigiosa Konzertsaal Universität Künste. Studi continui e disciplina, grande concentrazione e un tocco personale esaltato spesso dalla lunga collaborazione con l’Orchestra Filarmonica di Bacau di Romania, con cui si accompagna da anni, contraddistinguono il pianista e maestro salernitano. Il nord Europa, l’Inghilterra sembrano essere più attente e sensibili alle esibizioni pianistiche e all’accompagnamento con grandi orchestre, ma ormai la caratteristica del maestro Aversano è il senso di sfida con lo strumento e i “mostri sacri” della musica e il pubblico. Una sfida epica sottolineata da ore, sino a quattro con interruzioni di minuti, di esecuzioni. “Sono nato e cresciuto all’ombra della storia della Magna Grecia e della latinità; i templi di Paestum non sono solo suggestivi, ma suggestioni che aprono la mente -racconta- A Velia c’è la culla del pensiero, un incrocio tra scienza e filosofia e la musica è composta di onde sonore che ampliano il pensiero e i sentimenti, il senso estetico e la conoscenza della propria personalità.” “Beethoven, viaggio fantastico nella letteratura tra poesia di Omero e Shakespeare e la filosofia di Platone e di Kant”; un titolo lungo per creare un ponte plausibile, un percorso dell’anima, tra l’idealità della cultura classica e la realtà del tempo contrastato di profonde lacerazioni del compositore.

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